Editoriali
EDITORIALE – Tre punti e tanti dubbi: Inter, così non basta
Inter batte la Juve ma senza brillare: decisivo il rosso a Kalulu. Vittoria pesante, ma prestazione poco convincente e con diverse ombre.
Ci sono partite che si vincono. E poi ci sono partite che ti fanno riflettere.
Ieri sera non abbiamo visto una grande Inter. Anzi. Per lunghi tratti è stata una squadra che ha subito l’atteggiamento e il piano partita della Juventus. Più aggressivi loro, più pronti sulle seconde palle, più determinati nei duelli. L’Inter è sembrata molle, quasi sorpresa dall’intensità avversaria. La Juve voleva fare la partita. E nel primo tempo l’ha fatta.
La costruzione dal basso è stata imprecisa, il centrocampo poco compatto, la pressione alta disordinata. Troppi palloni persi in uscita, troppa frenesia negli ultimi trenta metri. È mancata lucidità nelle scelte e qualità tecnica nei momenti chiave. Le linee erano lunghe, la squadra spezzata, incapace di imporre ritmo e personalità. È mancato l’approccio.
Poi arriva l’episodio che cambia l’inerzia: il rosso a Kalulu. Da lì la partita si trasforma. Non tanto per una crescita immediata dell’Inter, quanto perché la superiorità numerica obbliga la Juventus ad abbassarsi. L’Inter aumenta il possesso, occupa stabilmente la metà campo avversaria, ma non sempre con ordine.
Anche con l’uomo in più, però, la squadra non convince del tutto. Attacca molto, ma spesso in modo prevedibile. Più nervosismo che qualità, più spinta emotiva che lucidità. La gestione della superiorità numerica è stata imperfetta, con scelte affrettate e poca freddezza nel chiudere la gara.
Ogni volta che sembra poterla controllare, l’Inter si complica la vita. E contro la Juventus è un errore che paghi.
C’è poi un dato paradossale che non può passare inosservato: l’Inter porta a casa il primo big match davvero pesante della stagione, ma è probabilmente quello approcciato peggio. Proprio la gara più sentita viene giocata con meno solidità iniziale e meno controllo emotivo.
Ma il calcio è anche questo. Non sempre vince chi gioca meglio. Non sempre convince chi ottiene il risultato. Il gol nel finale è una liberazione. È una vittoria che pesa, soprattutto mentalmente. È il segnale di una squadra che non smette di crederci. Ma fermarsi all’entusiasmo sarebbe superficiale.
Perché la prestazione lascia interrogativi: approccio sbagliato, troppi errori tecnici, lucidità a tratti assente. Vincere quando non giochi bene è segno di maturità, ma se l’obiettivo è ambizioso, servirà molto di più.
Tre punti pesanti.
Ma una prestazione che resta da rivedere.