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Editoriali

EDITORIALE – Caro Marotta, il tifoso dell’Inter adesso ha (giustamente) paura di vivere un altro psicodramma

L’Inter tra paura e realtà: le parole di Marotta bastano a rassicurare i tifosi? Analisi del momento nerazzurro tra Chivu, Conte e la sfida alla Roma.

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Beppe Marotta, presidente Inter

«Nessun psicodramma, siamo a +6.» Sono state queste le parole di Beppe Marotta a margine dell’ultima assemblea di Lega. Il presidente nerazzurro ha abituato addetti ai lavori e sostenitori a uscite equilibrate, profonde e intelligenti, ma quelle di lunedì lasciano spazio a diversi dubbi.

In molte (o pseudo) trasmissioni il tifo interista è stato attaccato perché «danneggia l’ambiente» ed etichettato come pessimista. L’appassionato nerazzurro medio, per natura, forse lo è, ma in questa stagione ha valide motivazioni per esserlo: è forse l’unica annata in cui questo atteggiamento risulta giustificato.

L’anno scorso il popolo nerazzurro ha vissuto un dramma sportivo, un incubo che spesso ritorna nelle notti insonni. Sono riemersi vecchi fantasmi che si ripresentano con insistenza. La domanda ricorrente è: «E se perdessimo anche questo Scudetto?». Sarebbe ovviamente l’ennesimo duro colpo, soprattutto dopo aver avuto dieci punti di vantaggio a disposizione. Sono molti, ma non sufficienti per una squadra ancora in fase di convalescenza, nonostante il dottor Chivu abbia già compiuto un mezzo miracolo.

Le affermazioni del numero uno di Viale della Liberazione risultano quasi inappropriate considerando il recente passato, seppur oggettivamente corrette. Tre pareggi nelle ultime quattro partite e l’ennesimo derby perso pesano come macigni. Il tifoso oggi teme di rivivere ciò che prova dalla notte di Monaco dello scorso 31 maggio: un evento che potrebbe rappresentare il colpo di grazia definitivo. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, l’ambiente avrebbe bisogno di una comunicazione diversa; queste sterili rassicurazioni di facciata sembrano insufficienti se poi il campo dice altro.

Il pareggio di Firenze è preoccupante, soprattutto per l’atteggiamento di una formazione che, in questo momento, appare irriconoscibile. Essere scarichi è fisiologico in questa fase, ma si ha la sensazione che il gruppo non sia così desideroso di prendersi una rivincita. Almeno questa è la percezione esterna. Anche l’eliminazione in Champions League contro il Bodo/Glimt sta assumendo contorni diversi rispetto alla classica lettura dell’«uscire per concentrarsi sul campionato». La vecchia abitudine di andare in vantaggio senza chiudere i match resta un problema irrisolto, presente fin dai tempi di Inzaghi. Questa squadra o stravince o si smarrisce: non conosce mezze misure. La speranza è che sia semplicemente una motivazione legata ad un normale calo fisico.

Ma c’è un altro passaggio che colpisce: «Era impensabile, a otto giornate dalla fine, essere a sei punti di vantaggio: è sempre più facile fare il cacciatore che la lepre, perché le forze degli avversari si moltiplicano», ha dichiarato Marotta. Se davvero era così impensabile, viene da chiedersi se Cristian Chivu sia stato effettivamente un ripiego e se la rosa sia stata, almeno in parte, sopravvalutata.

Sullo sfondo incombe Antonio Conte, il “nemico” di Marotta. Un allenatore che ha ritrovato i suoi uomini migliori e che ha tutte le carte in regola per vincere le otto sfide restanti. Quel Conte, antipatico per molti ma straordinario nel mettere pressione, ha fiutato la fragilità psicologica nerazzurra e proverà a sfruttarla fino alla fine.

L’Inter ha ancora sei punti di vantaggio, ma nel giorno di Pasqua, contro la Roma, sarà chiamata alla partita dell’anno. Anche perché Napoli e Milan si affronteranno e qualcuno, inevitabilmente, perderà terreno. Sarà resurrezione o un continuo sprofondare nell’abisso? Il calendario, di certo, non aiuta. Una cosa è certa: il gruppo-squadra capitanato da Chivu va supportato fino alla fine, non occorre nemmeno pensarci.

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