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Inter, Chivu: “Non volevo una rivoluzione. Non è stato semplice convincere i ragazzi”
Chivu si racconta: lo stress della panchina dell’Inter, il sostegno del club nei momenti difficili e la ricerca di un calcio concreto e verticale.
Cristian Chivu ha rilasciato una lunga intervista a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport. Sono stati tanti i temi trattati; ecco alcuni alcuni passaggi.
RINNOVO – “Ma perché dovete sempre parlare di contratti? Perché nessuno parla di quello che avevo l’anno scorso. Io sono felice, allenare l’Inter è gratificante. Non ho dormito tante notti, sono arrivati i capelli bianchi. E’ un anno e quattro mesi che non dormo, mia moglie non mi riconosce più. I miei figli mi vedono a cena, solo mezz’ora a cena. Facciamo due chiacchiere e quando mi parlano io penso a quello che scrivi te sul giornale”.
L’AUTUNNO NON FELICE – “Per me no. E’ ovvio che le aspettative sono diverse, ma le prestazioni e la crescita le ho sempre viste. Le nostre richieste diverse rispetto al passato a tratti si vedevano. Poi se perdi una partita qualche fantasma viene fuori e devi essere bravo a gestire quel tipo di situazioni. Per una squadra come l’Inter avevamo perso un po’ tante partite fino a novembre, ma qualcosa si intravedeva. Ausilio non dormiva? Non lo so, si presentava tutte le mattine ad Appiano e aveva una faccia serena come tutti gli altri. Il loro sostegno non è mai mancato, la vicinanza è stata importante e determinante in quel periodo. Poi non è semplice perché si parlava sempre di non vincere gli scontri diretti: 4 sconfitte più quella con l’Udinese erano troppe per chi aveva l’ambizione di vincere il campionato e di essere competitivi fino in fondo ma siamo stati bravi a non perdere punti strada facendo con le altre”.
COSA VOLEVA CHIVU – Io non volevo rivoluzioni, ma un’evoluzione del gioco del passato e a tratti l’abbiamo fatto abbastanza bene. E’ difficile mantenere continuità quando giochi ogni tre giorni, devi cambiare tanto.
Qualche relazione di gioco si perde strada facendo perché subentrano i nuovi arrivato. I ragazzi hanno dato il loro apporto e contributo alla causa. Non era semplice, non volevo rivoluzioni ma solo aggiungere cose giuste secondo me. Non è stato semplice convincerli di andare più in verticale e alzare l’intensità facendo cose più concrete e semplici. Più pragmatismo. Adesso tutti parlano di Inter pragmatica ma all’inizio sbagliavamo tanto, sottoporta creavamo tante occasioni ma non riuscivamo a buttarla dentro. E’ frutto del lavoro e di qualcosa che era rimasto dentro la loro testa. Io odio speculare, la maggior parte delle mie richieste all’intervallo erano di non speculare ed essere propositivi e dominanti. Non mi piace abbassarmi ma è una questione fisiologica, non è una questione di richiesta di un allenatore. E’ un qualcosa che subentra nella testa. Poi se giochi ogni tre giorni pensi anche alla prossima. Ma basta poco che gli altri fanno gol e poi è tardi per vincerla o ribaltarla. A Verona ci siamo riusciti con un autogol al 93′”.