News
Inter, Dimarco a Sky Sport: “MVP? L’anno scorso mi dicevano che ero finito”
Federico Dimarco celebra la stagione da MVP e primatista di assist con l’Inter, dedicando la vittoria a chi lo criticava e al tecnico Chivu.
Federico Dimarco, difensore dell’Inter, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sky Sport. L’esterno nerazzurro è stato eletto MVP della Serie A dopo una stagione dai numeri clamorosi: 7 gol e 17 assist in 35 presenze.
“Sì, è stata la stagione più bella della mia carriera. Eravamo partiti da una situazione non facile, e raggiungere due trofei come lo scudetto e la Coppa Italia, coronando tutto con il premio MVP, è qualcosa di straordinario che a inizio stagione onestamente non pensavo di poter raggiungere”, dice Dimarco.
Inter, Dimarco: “Difficile cancellare la finale di Champions persa”
Ti leggo i vincitori del premio da quando esiste: Cristiano Ronaldo, Dybala, Lukaku, Leao, Kvara, Lautaro, McTominay e Dimarco. Che effetto fa?
“Fa un bell’effetto. Perché di solito, a parte l’anno scorso con McTominay, è un premio che viene vinto dagli attaccanti. Vincerlo da esterno di fascia è qualcosa di incredibile”.
E sei il primo italiano a vincerlo.
“È qualcosa che mi riempie di orgoglio, perché giochi nella tua nazione, con la squadra del cuore. Faccio fatica anche a descriverlo. Quando l’ho saputo, ero con i miei amici, mia moglie, i miei figli: siamo esplosi di gioia. È stato un premio che non mi aspettavo, davvero il frutto di tutto il lavoro di questi anni”.
A chi vuoi dedicarlo? Chiaramente alla tua famiglia immagino, ma forse anche a chi non si sarebbe aspettato da te una stagione come questa?
“La famiglia fa parte del percorso di ogni giocatore, è la parte più importante perché non c’è solo il campo. E poi, come ho già detto qualche settimana fa, mi piacerebbe dedicarlo a quelle persone che alla fine dell’anno scorso dicevano che ero un giocatore finito”.
Finito in che senso?
“Nel senso che dicevano che dovevo essere venduto, che duravo 35 minuti, che non sapevo difendere. Cose che al momento, quando le leggi, fanno male. Però quello che posso dire è che quando entro in campo con questa maglia do sempre più del cento per cento”.
Questa vittoria chiude anche le ferite della stagione scorsa: la finale di Champions persa, il campionato sfumato praticamente all’ultima giornata?
“Non le cancella, ma cerca di ripararle. Perdere la finale di Champions e poi vivere quella stagione lì, arrivando fino all’ultima giornata a giocarsi il titolo e uscendo in semifinale di Coppa Italia, non è stato facile. Ti lascia degli strascichi. Durante la stagione, alla prima difficoltà, tornano in mente quei momenti. Però questo è stato l’anno della ripartenza. Il gruppo è riuscito a tirare fuori qualcosa di incredibile e il mister è stato fondamentale, soprattutto all’inizio, quando ci ha tirato su di morale”.
Inter, Dimarco: “Chivu negli USA mi ha detto delle parole forti”
Come ha fatto Chivu a far scattare quella molla in voi? Puoi farci un esempio?
“Le parole che mi ha detto preferisco tenermele per me. Però già al Mondiale per Club in negli Usa mi ha detto subito delle cose forti, perché sapeva che in quel momento avevo bisogno di ritrovare la fiducia che avevo perso. Piano piano, con il lavoro e con quelle parole, sono riuscito a riacquistarla e a fare questa stagione”.
18 assist: record assoluto nella storia della Serie A. Come si convive con un primato del genere?
“Onestamente, durante l’anno, quando mi facevano certe domande sugli assist, rispondevo sempre che l’obiettivo era che portassero a vincere il campionato e la Coppa Italia. Forse non me li sono goduti appieno sul momento. Adesso, a stagione finita, dico a bocce ferme che fa molto piacere. Ma come dico sempre: fare il passaggio è una cosa, il gol si divide a metà. Bisogna avere chi la butta dentro, e io ho la fortuna di avere attaccanti e centrocampisti che sbagliano poco”.
Fammi capire meglio come funziona la dinamica del cross. Quando lo fai guardi in mezzo all’attaccante e pensi a come vuole ricevere la palla o è l’attaccante che con un gesto te la chiede in un certo modo. Oppure sono situazioni provate in allenamento?
“Ogni tanto dopo gli allenamenti mi fermo a fare cross con gli attaccanti, soprattutto con Pio. Ma poi dipende dai momenti, è difficile da spiegare. Non c’è sempre un unico modo e a volte uno crossa e l’attaccate segna. Ci sono situazioni diverse in ogni partita, e alcuni assist vengono più belli di altri”.
Dimmi i tre assist più belli della stagione.
“Al primo posto metto quello a Bonny contro la Lazio in casa, sul 2-0. Al secondo quello col Torino per Thuram. Al terzo quello per Pio contro la Juve, perché era un momento delicato, un derby d’Italia, una partita importante”.